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I mezzi giustificano il fine

“Lei è un genio del male, un Darth Vader dei nostri giorni.” Di Roccia abbassò lo sguardo. Era costernato.

“Non dica così. Trovo offensivo il paragone con un personaggio che alla fine della vicenda si rivela un voltagabbana. Non è nel mio stile tradire il lato oscuro.” D’amato era decisamente di buonumore, rivedere l’ex procuratore gli aveva fatto tornare in mente i vecchi tempi, quelli belli. “Suvvia Beppe… Posso chiamarti Beppe? … Bene. Non buttarti giù, questa è la tua grande occasione per rientrare in scena. In fondo hai sempre fatto l’attore: prima in tribunale, poi nei comizi, adesso sul più grande palcoscenico del mondo. Ci sarà un regista… D’accordo… Ma potrai sempre improvvisare, naturalmente rispettando il copione, ma hai il talento per farlo. Vedrai che ti darà soddisfazione.”

L’ex procuratore era rimasto a testa china, limitandosi ad annuire alle richieste del consulente “molto speciale” dei Servizi. Con una lentezza, che avrebbe innervosito anche un bradipo, alzò lo sguardo e fissò il suo interlocutore: “Giovanni… Posso chiamarti Giovanni?”

“Ovviamente no.” Lo interruppe distrattamente D’amato. “Comunque dimmi pure.”

“Beh. Mi sta dicendo che devo trasformarmi in un famigerato criminale informatico, gestore di uno dei più abietti e pericolosi mercati neri del web. Tutto questo al fine di recuperare informazioni di prima mano che consentiranno ai servizi di rendere più efficace il loro, mi lasci dire discutibile, lavoro?” Chiese l’ex leader politico.

“Se guardi la cosa da un’altra angolazione, scoprirai che non è molto diverso dai lavori che hai fatto in passato.” D’amato attese che una qualche reazione prendesse forma negli occhi del suo interlocutore, ma non avvenne, quindi riprese. “Pensaci bene. Nel tuo primo lavoro cosa facevi? Minacciavi e ricattavi la gente per estorcere informazioni che ti avrebbero permesso di incastrare dei cattivi. Suvvia quante carcerazioni preventive hai usato per raggiungere l’obiettivo? Se sei diventato timido o hai perso la memoria te lo ricordo io. Nella tua successiva occupazione hai mentito spudoratamente e hai trafficato con quelli che prima mettevi in galera per ottenere consenso e utili appoggi. Ecco nella tua terza incarnazione dovrai soltanto mettere a fattor comune le tue precedenti esperienze. Ti dirò di più, Non soltanto sarai temuto e adulato, ma, a differenza del passato, avrai anche un discreta montagna di soldi. Se fossi in te penserei di avere fatto carriera.”

“Ma quello era legale.” Mormorò di Roccia.

D’amato non riuscì a trattenere una sonora risata. “Legale…” Rischiò seriamente di soffocarsi, quindi, non senza un certo sforzo riprese il controllo di se stesso. “Beppe, la tua idea di legalità non può coincidere con quella di potere costituito. Hitler promulgò le leggi razziali e secondo il tuo criterio saresti disposto alla persecuzione per un formalismo dettato dal fatto che esiste un potere? Mi stai dicendo che, indipendentemente da etica e morale, il potere è giusto in assoluto?”

Di Roccia a capo chino si teneva la testa tra le mani. “Non è così. Non sono così. Sono un servitore dello Stato.”

Giovanni si alzò, cosa singolare, ma voleva enfatizzare il momento e prese a passeggiare per la stanza. “Beppe… In ultima analisi cosa dovrebbe essere lo Stato? Forse mi sbaglio se lo definisco un’espressione del desiderio di popolo di sicurezza e pace? Forse bestemmio quando dico che a sua volta non è altro che un servitore? Non mi credi se ti dico che io stesso sono al servizio? In ultima analisi ognuno di noi serve un più alto ideale, che altro non è se non quell’umanità che tutti vogliamo proteggere.” In quel momento la sua mano si poggiò sulla spalla dell’ex procuratore e uomo politico, che però ancora resisteva.

“Il fine, dunque, giustifica i mezzi. Questo mi stai dicendo?” mormorò.

“No, Beppe, è proprio i contrario: i mezzi giustificano il fine. Noi facciamo soltanto ciò che possiamo con le capacità che ci sono date, limitandoci e perseguire obiettivi raggiungibili. Possiamo forse giustificare le stragi in nome della pace nel mondo. Questa è una vergogna! Come puoi dare conto della morte anche di un solo individuo in nome di un obiettivo che non potrai raggiungere? Puoi invece fare in modo che quella vittima abbia un senso se alla fine sarai in grado di abbattere il terrorismo o la mafia, difficile, ma forse non impossibile. Ecco l’obiettivo raggiungibile a fronte del quale le esigenze di molti prevalgono su quelle di pochi.” D’amato sospirò. “O di uno…”

“Cosa dovrei fare, dunque?” Di Roccia, che condivideva con il suo cognome una certa durezza di testa, sembra avere ceduto.

“Ti affiderai a un gruppo di professionisti tra i migliori su piazza che, grazie al mio aiuto nel mondo reale, costruiranno un grande mercato nero all’interno del Dark Web. Dietro la cortina fumogena rappresentata dai soliti affari illeciti, come lo spaccio di droga e la vendita di armi, raccoglieranno informazioni. Qualcuno mi ha spiegato che esse precipitano dalla superficie della Rete verso le sue profondità venendo filtrate, depurate da tutto quanto è inutile, per poi depositarsi sul fondo. Questo straordinario lavoro di purificazione è opera di quelli che chiama batteri della Rete. Decine di migliaia di piccoli e grandi delinquenti che campano su truffe on line, estorsioni tramite ransomware come Cryptolocker, furti di identità e altri fantasiosi reati. Essi generano, come sottoprodotto delle loro attività, informazioni vere. Il sistema criminale distilla i dati che, cadendo dalla superficie attraverso filtri sempre più rigorosi, finiscono per depositarsi nel dark web. A questo sono disposto a credere e di questo voglio il controllo. Tuttavia, chi mi aiuterà in questa impresa, stranamente, non si fida completamente di me, quindi ho proposto un garante. Il tuo nome è il primo della lista. A dire il vero anche l’unico. In definitiva ti sto offrendo di ritornare al Servizio dello Stato.” D’amato si sedette scrutando con interesse il suo interlocutore.

Di Roccia si sollevò e negli occhi sembrò tornare la vita. “Accetto, ma non capisco per quale ragione lei abbia sprecato tante parole per cercare di convincermi, dato che sono certo di non avere alternative.”

“Bravo Beppe! Ma vorrei che tu riflettessi su quanto ti ho detto: una persona convinta lavora meglio.” L’ultima affermazione era chiaramente buttata lì, ma tutto lo show era stato fatto per un altro spettatore, che stava assistendo alla conversazione, nascosto dietro la parete a specchio posta sul lato destro del locale.

“Mi dica, come procediamo?”

“Ti accompagneranno in un alloggio sicuro, dove attenderai istruzioni. Adesso devo andare, ma ci vedremo molto presto.”

D’amato uscì dalla stanza e coprì il breve spazio che lo separava dalla stanza adiacente. Entrò. “Dunque?” chiese rivolgendosi all’uomo che stava fissando ancora Di Roccia, mentre passeggiava nervosamente oltre la parete a specchio.

Leonardo Artico sospirò. “Lo tiene in pugno e non capisco come potrei considerarlo un garante anche dei miei interessi e non soltanto dei suoi.”

“Immaginavo la sua obiezione, ma ci sono due aspetti che deve considerare. In primo luogo è un Servitore dello Stato con tutte le sue paranoie sulla legalità, quindi può digerire di lavorare da criminale, ma soltanto per uno scopo più alto. Di conseguenza farà molta attenzione a come vengono utilizzate le informazioni. A questo deve aggiungere che mi odia, per delle ragioni che può facilmente immaginare, quindi sarà molto più propenso ad aiutare la sua causa piuttosto che la mia. Ammesso che tra i nostri obiettivi ci sia una qualche divergenza.”

“Alla stato attuale non abbiamo scopi molto diversi, ma del doman non v’è certezza.”

“Quindi? Vuole procedere oppure si tira indietro?” D’amato sorrideva, perché in fondo sapeva come sarebbe finita, altrimenti tutto quel discorso fatto a Di Roccia sarebbe stato inutile.

“Ebbene, anche io mi dovrò rassegnare al fatto che sono i mezzi a determinare il fine che posso perseguire? Ha fatto un bel discorso che, come sappiamo entrambi, era per mia utilità. Mi lasci dire: alla fine ha soltanto confuso il povero di Roccia che stava giocando una partita senza carte in mano. Non credo…”

D’amato lo interruppe. “Questo è il problema. Più passa il tempo e più la apprezzo, quindi divento impaziente e tendo a commettere errori banali, ma sono certo che potremmo fare grandi cose insieme e sono disposto ad accettare dei rischi molto al di sopra di quello che normalmente tollero.”

Artico si disegno sul volto il suo sorriso un po’ sinistro. “Mezze bugie, nascoste in mezzo a verità. Sfumature di grigio di tonalità impensabili. Trovo straordinaria la sua capacità di manipolare la realtà e le persone. Come sappiamo entrambi la mia presunzione e la sfida che lei rappresenta mi porteranno all’inevitabile.”

Finalmente D’amato tornò a rilassarsi. “Suvvia, non è necessario adularmi. Mi sarei accontentato di un semplice assenso. In ogni caso il tempo stringe e visto che abbiamo raggiunto un accordo dobbiamo procedere, ma i prossimi passi non spettano a me, quindi attendo istruzioni.”

Il consulente “molto speciale” dei Servizi non aveva un piano definito, ma degli obiettivi precisi; l’esperto di sicurezza informatico aveva un piano ben chiaro, ma degli obiettivi piuttosto vaghi. Probabilmente fu questa straordinaria coincidenza a determinare tutto quanto accadde in seguito. Nella testa di entrambi si formavano curiose relazione tra i mezzi e i fini e dove D’amato si compiaceva per le ardite conseguenze del suo pensiero, Artico ne esplorava incuriosito le potenzialità. Fu così che alla fine Leo si risolse. “Avrò bisogno di qualche giorno, non meno di due e non più di cinque per organizzare il debutto sulla scena del nostro garante. A quel punto la contatterò e le dirò come intendo procedere e quanto mi serve da lei.”

“Accettabile. Nel frattempo terrò Di Roccia al sicuro.”

D’amato osservò Artico che si allontanava e ancora una volta, dopo molto tempo, si sentì soddisfatto del suo lavoro. Aveva la netta sensazione che i bei tempi sarebbero tornati e in fondo qualsiasi finale sarebbe stato un successo.

Leonardo, mentre lasciava l’appartamento sicuro, si andava convincendo che la sua ultima deduzione aveva un senso: se i mezzi giustificano il fine è soltanto perché il loro raggiungimento avrebbe portato ad ottenere nuovi mezzi, che sarebbero stati adeguati a perseguire nuovi fini, sempre più vicini al vero obiettivo.

Quando uscì all’aria aperta era certo della logica e decise di fare tre telefonate che avrebbero rappresentato l’apice della sua presunzione e la più grande sfida della sua vita.

Artico sorrideva per una ragione, D’amato per un’altra. Lieto fine? Beh… Quello era un altro paio di maniche.

 

Alessandro Curioni

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